VALLE VIGEZZO ritorno
La ferrovia, testè inauguratasi, Arona-Domodossola, e la prossima apertura del Sempione, richiameranno notevolmente 1'attenzione ed il concorso dei forestieri sulla valle dell'Ossola. Più esattamente si dovrebbe dire le valli dell' Ossola; perchè infatti numerose sono le valli, pittoresche e grandiose, formate dal corso del Toce, e da quelli dei suoi confluenti di destra e sinistra: quali la Valle Anzasca,
Valle
Antrona,
Val Bognanco,
Val Vigezzo,
Val Divedro, Vall'Antigorio,
Val Formazza.
Non potendo parlare di tutte queste vallate (che, se fossero nella Svizzera, sarebbero già da molti anni state trasformate in miniere d
'oro), ci limitiamo per questa volta a
parlare di una di esse.
La valle Vigezzo, nell'alta Ossola, è bella di una bellezza tutta grazia, ridente, di schietto carattere prealpino,
con le verdi praterie popolate di casolari e di villaggi e le amene montagne coperte da fitte foreste di pini, quercie, pioppi secolari, di inestimabile valore. Questa valle incantevole non ha rivali, nè pure in quella
Engadina tanto decantata.
Da Druogno ad occidente, fino al confine svizzero al di là di Re, la valle offre panorami splendidi, sui quali l'occhio ammirato mai si stanca
di posare. Ha l'aspetto di un gran bacino elicoidale, misura 10 chilometri di lunghezza, per una larghezza che raggiunge i
1.700 metri, ed è limitata al nord dai monti Mater, Colma di Toceno, Sassone, Ziccher e Costa di Faedo; ad occidente dalla stretta di Gagnone, ad oriente da quella di Mallione, ed a sud dal Pizzo Ragno, dai monti della Costa di
Fracchia, dal Groppone e dal Grifone.
Ha un'altezza media sul livello del mare di metri 900 circa. Vi si accede da oriente e da occidente; da oriente per mezzo di una bella strada carrozzabile partente da Domodossola, con un percorso di 18 chilometri; da occidente per la strada della valle Canobbina, aspra, selvaggia in molti punti, ma non priva di poesia. Il percorso di questa strada è di 28 chilometri.
Nel corrente anno certo potrà inaugurarsi una terza importantissima strada, la quale da Locarno per le Centovalli si unisce a quella della valle Canobbina a Malesco. Il tratto percorrente il territorio svizzero è già da anni ultimato e, more solito, l'Italia, o meglio la provìncia di Novara, è andata nella costruzione a passo di lumaca.
La valle ha un clima relativamente molto mite, l'aere purissimo, ignote le nebbie ed anche nelle più rigide giornate invernali, quando la neve alta ricopre il bell'altopiano, il sole v'irradia i benefici suoi raggi.
La popolazione è di circa seimila abitanti, riunita in molti villaggi graziosissimi, lindi, quasi eleganti nella semplicità loro, e cioè: Crana, Toceno, Santa Maria Maggiore (che ne è la capitale), Buttogno, Prestinone, Malesco, Vocogno, Craveggia, Zornasco, Druogno, Villette, Re, Dissimo.
Il benessere, anzi la ricchezza, vi regna e lo provano le molteplici, ricche opere pie, le numerosissime eleganti ville e villette, proprietà in gran parte di operai arricchitisi all'estero, gli uffici e le scuole comunali, e più di tutto le ingentissime somme depositatevi alle casse postali di risparmio.
I patrimoni privati eccedenti le due e trecento mila lire si contano a decine; nè mancano i milionari, quali i Borgnis, i Mellerio, gioiellieri parigini, i Barbieri, fumisti, pure a Parigi.
Le scuole vi sono numerose, ben tenute, tanto che la percentuale di illetterati è nella valle minima. A Santa Maria Maggiore vi è perfino una Scuola di Belle Arti, fondata da un pittore: Valentini-Rossetti.
Tutti i comuni hanno impianti d'acqua potabile e la illuminazione elettrica.
La ricchezza non è solo privata, ma pur anche pubblica. I comuni possiedono grandi estensioni di pascoli e boschi che loro procurano ingenti redditi, tanto che nella valle non si pagano tasse comunali. Alcuni comuni poi, quali Toceno, Malesco e Craveggia, possiedono valori enormi in boschi e parte delle loro rendite impiegano nella costruzione di mulattiere, di capanne e stalle sui monti, per uso comune e permettono il gratuito pascolo e la raccolta del fieno in grandi zone erbose, dove non può giungere il bestiame, non che il taglio della legna. La valle ha una completa e comodissima rete stradale, che non ha l'uguale, interamente costruita con le risorse proprie, senza bisogni di sussidi dalla provincia e dallo Stato..
Malesco, il più ricco comune della valle, ha quarantamila lire di rendita patrimoniale con una popolazione di seicento abitanti; ha un'opera pia con venticinquemila lire di reddito, uno spedale, un pubblico lavatoio splendido, un asilo infantile e scuole da fare invidia ad alcune città di provincia.
Quasi tutto ciò non bastasse, alcuni anni or sono, un ricco signore del luogo, il dottor Pollini, uomo di alta cultura ma di carattere bizzarro legava l'intero suo patrimonio, ammontante ad oltre quattrocentomila lire al comune, con lo strano obbligo che le rendite tutte debbano accumularsi per trecento anni.
Trascorso tale termine, dovrà il capitale enorme essere erogato come segue:
1°. Nella erezione in Malesco del più grande tempio della cristianità,
2°. Nella istituzione di condotte mediche in tutta la valle, con lautissimi stipendi ai titolari,
3°. Nella erezione di grandi palazzi per ospedali scuole, ecc
4°. Nella istituzione di grandi industrie montane, tali da dare lavoro a tutta la valle.
Amministratore della grande Istituzione dovrà essere un discendente diretto del Pollini, con uno stipendio di trentomila lire annue. Un bell'originale in verità quel dottore!
Il commendatore Peretti, generale in posizione ausiliaria, nativo della valle, a cui debbo questi appunti, mi diceva che ben difficilmente il periodo di trecento anni trascorrerà, senza che si ottenga di destinare le rendite a beneficio della valle.
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La valle ha dato i natali a molte illustrazioni dell'arte, della scienza e dell'industria.
Di Santa Maria sono i Cavalli, i Borgnis, i Peretti. Appartiene alla famiglia Cavalli il sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione di Torino, a quella dei Peretti il generale. Quella dei Borgnis vanta gli arcimilionari banchieri di Francoforte.
A Crana nacque Giovanni Paolo Feminis, l'inventore dell'acqua di Colonia, e di Crana pure fu Giovanni Maria Farina di lui successore nella industria.
Craveggia dette i natali a due illustri pittori, Carlo Mellerio vissuto nel 1600 e G. M. Borgnis dal 1701 al 1761. A Buttogno nacque un altro valente pittore, il Lorenzo Peretti; a Malesco il Sotta.
Ricchissime di pregevoli opere d'arte sono le varie chiese e specialmente quella di Craveggia, in cui si ammirano un Morazzone, 14 quadretti su rame del fiammingo Francesco Franck ed alcuni messali d'alto valore.
Nell'oratorio di San Bernardino in Malesco - un vero gioiello - notevoli sono una Deposizione di Bartolomeo Romano e gli affreschi del Torricelli, di sapore tiepolesco.
Anche per il mineralogo la valle Vigezzo é interessante. All'Alpe Scaredi sopra Malesco trovasi un giacimento di marmo bianco non inferiore a quello di Carrara; vene di quarzo aurifero si rinvengono nel territorio di Finero; un filone di caolino possiede la Pioda di Crana; il Sordelli, il Taramelli ed il Corti hanno illustrato il berillo e la calamite di Craveggia, nonché le stupende filliti dell'argilla smetica di Re.
Nel territorio di Craveggia sgorgano due sorgenti minerali, una ferruginosa nel vallone detto la Vasca, l'altra importantissima, solfato-jodica, in vetta alla valle Onsernone, con uno stabilimento di cura, a cui comodamente si accede dal territorio svizzero. Da Craveggia allo stabilimento invece non vi ha strada carrozzabile, ma una mulattiera molto faticosa; si impiegano non meno di cinque ore di cammino. Lo stabilimento, proprietà del comune, è molto mal tenuto e quindi non frequentato.
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Anche storicamente la valle Vigezzo è interessante.
Fieri, amanti di libertà, tenaci, gli abitanti della incantevole valle mai soffersero giogo di feudatari.
I Romani la occuparono ed il dottor Pollini, già citato, assevera in un suo studio che una torre tutt'ora esistente nella via Trabucchi in Malesco è di origine romana.
Fino al XV secolo la valle si resse con statuti propri, dei quali il dottor Pollini, nella sua bellissima opera: "Notizie storiche, statuti antichi, documenti di antichità romane di Malesco"ed. Clausen, Torino, 1896), ha dato una interessante raccolta.
Invasa nel XV secolo da orde di fuoriusciti tutto saccheggianti, nella impotenza a difendersi, la valle faceva spontanea dedizione ai Visconti, con che i medesimi dovessero integralmente rispettarne statuti ed immunità comunali e liberarla dalle orde saccheggiatrici.
E il patto venne anche dagli Sforza, successi ai Visconti, mantenuto. Durante la dominazione spagnuola d'infausta memoria (1535-1705) e quella dell'Austria, la valle Vigezzo seguì le sorti di tutta l'Ossola, mantenendo però sempre inalterati gli statuti e le immunità sue, che vennero anche rispettate da Carlo Emanuele II di Savoia. Napoleone I, il grande livellatore, tolse ai vigezzini gli antichi loro diritti e li sottopose alle leggi comuni.
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Chiudo questi miei cenni con un augurio e cioè che il grandioso progetto di una ferrovia elettrica da Domodossola a Locarno, attraverso la valle Vigezzo e le Centovalli, possa essere un fatto compiuto fra non molto; e che a Santa Maria Maggiore sorga un grande albergo con tutto il moderno comfort.
Il commendatore Peretti mi assicurava che una società stava costituendosi all' uopo con un capitale di parecchi milioni.
GIANNI BORELLA.