Nell'estate del penultimo anno di guerra la Valle del Toce fu teatro di uno degli episodi più drammatici : un rastrellamento di quasi un mese. Uno dei protagonisti, fermato su un treno, racconta come andò: dalla cattura alla fortunosa liberazione, fino alla lotta partigiana
"QUEL GIORNO DEL '44 IO C'ERO"
(dal quotidiano LA REPUBBLICA, 24 agosto 2004, N. 200, in occasione
del 60° anniversario della Liberazione dell'Ossola, a firma Luciano Cavalli)
Così i tedeschi bloccarono la Val d'Ossola
In quei giorni fatidici c’ero anch’io: ero uno dei rastrellati. Ecco com’è andata.
Questa operaziome militare ebbe una notevole importanza sia dal punto di vista storico sia per i successivi avvenimenti che interessarono l’intera regione, ossia l’attuale provincia del Verbano Cusio Ossola ed in particolare della Val D’Ossola e della Val Grande. Vogliamo quindi ora allargare l’argomento citando più in dettaglio alcuni avvenimenti dell’epoca.
Dopo l’8 settembre 1943 ed i successivi sviluppi della lotta partigiana contro i tedeschi e le Forze della Repubblica
I tedeschi arrivarono con una divisione di 2000 uomini.Tra loro anche dei Georgiani russi: appena potevano scappavano in Svizzera
di Salò, i tedeschi, gravemente disturbati dai continui attacchi di Partigiani, formarono una Divisione speciale
composta da circa 2.000 uomini (di cui in gran parte Georgiani russi ed anche SS italiane) e specializzata nei
rastrellamenti delle zone “infestate” dai “banditi”. I Georgiani, per la verità, appena potevano scappavano in Svizzera.
Questa divisione operava a turno in varie zone del Piemonte, e dopo la “pulizia” in una certa zona (circa 20/30 giorni)si recava altrove per operare altro rastrellamento. Esattamente nel giugno del 1944 essa in una notte chiuse di sorpresa tutta la Val D’Ossola e la Val Grande (quest’ultima zona era molto usata come rifugio dai Partigiani per la sua difficile accessibilità). I rastrellamenti avevano lo scopo non solo di distruggere le Forze partigiane, ma anche di rastrellare uomini validi da inviare in Germania come “lavoratori volontari”.
Io ebbi la
sventura di trovarmi su un treno della Val Vigezzo quanto questo venne
perquisito alla stazione di Trontano da tedeschi e, appartenendo ad una classe
compresa fra il 1914 ed il 1926, venni caricato su un treno lì adiacente,
formato da soli carri merci, e quindi trasferito nella caserma Urli di
Domodossola. Qui conobbi casualmente due SS italiane di passaggio e (da vero
incosciente a causa della giovane età) li rimproverai per la loro
collaborazione con i tedeschi. Mi risposero che
facevano quel
lavoro perché erano ben pagati e così potevano mangiare tutti i giorni. Viva
il patriottismo.
In seguito fui trasferito alle scuole di Intra da dove potei scrivere una lettera ai miei genitori grazie alla preziosa collaborazione di cittadini locali. Questi provvedevano ad imbustare e spedire tutto ciò che noi scrivevamo e gettavamo loro dalle finestre. Finii infine alle casermette San Paolo di Torino dove vi era il concentramento di tutti i rastrellati dalle varie zone del Piemonte. Da Torino ogni settimana partiva un treno pieno di “lavoratori volontari” per la Germania. Fortunatamente, grazie alla collaborazione del medico che accertava la buona salute e la capacità lavorativa del “volontario”, venni scartato e quasi subito rimesso in libertà. Il medico, che era anch’egli un rastrellato e proveniva da Varzo, mi dichiarò falsamente TBC e, contrariamente al solito, non passammo la visita di controllo dei tedeschi.
La legge della Repubblica di Salò, osservata anche dai tedeschi, prevedeva la pena di morte per tutti coloro che venivano catturati armati.
In più operazioni furono fucilati 109 Partigiani. Posso entrare nel dettaglio di due operazioni in particolare:
Mi portarono a Torino, alle
dove tenevano i prigionieri.
Ogni settimana i vagoni
per la Germania
- 16 partigiani vennero rinchiusi nelle cantine delle scuole di Malesco. Essendosi verificate a Finero delle azioni da parte di civili contro i tedeschi, questi decisero di trasportare i 16 Partigiani a Finero e qui di fucilarli a titolo di rappresaglia. Uno di loro però riuscì a salvarsi grazie all’intervento del Parroco, che ne ottenne la grazia in considerazione della sua giovane età (16 anni).
- 43 partigiani furono fucilati a Fondo Toce: anche qui la storia ha voluto farsi beffe degli studiosi. Alcuni storici parlano di 42 fucilati. Non è esatto: i fucilati furono 43, ma di questi 42 morirono, mentre il 43° riuscì miracolosamente a salvarsi fingendosi morto. In seguito ritornò fra i Partigiani ed assunse “43” come nome di battaglia. Chi scrive ebbe la ventura di conoscerlo personalmente durante l’inverno 1944/45.
In quanto agli altri caduti, 8 furono fucilati ad Aurano, 18 a Pogallo, 17 a Baveno e 9 a Beura Cardezza.
Partita la Divisione tedesca, ben presto le formazioni partigiane si ricostituirono nuovamente ed in settembre procedettero alla totale liberazione della Val d’Ossola costituendo la “Giunta provvisoria di Governo dell’Ossola” .