VITA DI UN VIGEZZINO ILLUSTRE
LUCIANO GENNARI ritorno pagina Chi è?
(dalla Rivista Illustrata della Val D'Ossola "Oscellana" - n.3 luglio/settembre 1999 - pagg.185 e segg.)
Autore il figlio Stefano Gennari
Luciano Gennari nasce a Parigi il 7 gennaio 1892; il padre Giovanni Battista, industriale orafo, é contitolare con i cugini Ponti, come lui di origine vigezzina, della "Ponti & Gennari" con sedi a Ginevra e Parigi, ed ha sposato Annetta de Zanna figlia di Bartolomeo anch'egli industriale, inventore del calorifero ad aria calda di cui ha curato l'installazione nei palazzi reali di Vienna e Torino.
Entrambe le famiglie appartengono al patriziato valligiano dall'antichità ed hanno collaborato alle più significative opere benefiche e civiche nel corso dei secoli.
Luciano frequenta le scuole pubbliche in Francia fino all'età di quattordici anni. In seguito é interno per due anni presso il Collegio S. Michele di Friburgo in Svizzera e completa gli studi secondari al liceo Enrico IV a Parigi.
E' allora che si precisa la sua vocazione letteraria, nonostante l'opposizione del padre che ha notato in lui notevoli doti tecniche e commerciali e gli ha imposto uno stage professionale a Ferzeim in Germania.
Si iscrive prima all'Università di Ginevra dove diviene Presidente di "SALEVIA", l'associazione degli studenti cattolici e poi all'Università di Friburgo dove si laurea "magna cum laude" in lettere nel 1914.
Suo maestro è Giulio Bertoni che lo incoraggia a proseguire nella carriera letteraria.
L'anno successivo viene rappresentata a Ginevra una sua commedia "Dalla mente al cuore" che suscita larghi consensi.
La sua tesi di laurea su "Antonio Fogazzaro, ritratto di un poeta", viene pubblicata e riceve lusinghiere approvazioni di critica.
Già al compimento del diciottesimo anno Luciano Gennari ha optato per la cittadinanza italiana, rinunciando a quella francese a cui pure avrebbe avuto diritto.
Pur lontano, per le contingenze dei suoi studi, egli torna ogni anno nella sua Vigezzo in cui cresce e si rafforza la sua identità di italiano, di artista e di cristiano.
Nel 1915 ha fatto domanda di arruolamento volontario per fare la sua parte di cittadino e di patriota nell'immane conflitto; un difetto cardiaco rende impossibile questo slancio generoso. Nel 1917 Luciano Gennari dà il suo contributo morale pubblicando "Poesia di fede e pensieri di Vittoria".
Nel 1919 e sino al 1921 insegna lingua e letteratura francese nella Facoltà di lettere dell'Accademia scientifico letteraria presso l'Università di Milano ed entra in contatto con le linee più impegnate dei cattolici milanesi guidati da Gallarati Scotti , Jacini ed altri. E' sovente chiamato in Francia per tenere conferenze e corsi tra i quali importante quello tenuto nel 1920 all'Università Cattolica di Parigi sul "Romanzo italiano dell'800".
Nelle elezioni politiche Gennari si presenta come candidato indipendente del Partito Popolare ma, non sostenuto dal partito che gli preferisce un candidato del Lago Maggiore, non viene eletto. Lascerà ne "Il tempio del Sangue" la gustosa memoria di un suo comizio in Valle Vigezzo.
E' di questo periodo la cordiale amicizia con Mons. Peretti apostolo del Santuario di Re.
Della Vergine del Sangue Gennari sarà sempre figlio devotissimo.
Nel 1920 ha fondato e diretto la rivista "Arte e Vita" cui collaborano nomi illustri della Letteratura e dell'Arte quali, tra gli altri, Papini, Boito, Farinelli, Paolieri e gli amici francesi di sempre.
L'avvento del Fascismo, accolto da molti come movimento di rinascita nazionale, lo vede combattuto tra la speranza di un nuovo risorgimento ed il presentimento di un futuro effimero ed incerto. Monarchico, Luciano Gennari partecipa al "Centro Nazionale", con il barone Gianotti ed il marchese di Rovasenda; a Torino inizia la sua collaborazione di giornalista a "Il Momento" giornale cattolico moderato. Corrispondente di riviste italiane ed estere che pubblicano i suoi servizi da Budapest, Vienna, Bruxelles, Parigi , è anche collaboratore de "La Croix" di Parigi. In Francia partecipa al movimento spiritualista cattolico e si lega con cordiale amicizia a Jean de Pange, Gaston Baty, Maurice Vaussard, più tardi con Daniel Rops e Gabriel Marcel.
A Parigi viene rappresentata la sua commedia "La bocca della verità" allo Studio des Champs Elisées con buona accoglienza della critica.
Nel 1924 la morte del padre Giovanni Battista lo segna profondamente ed accentua il suo carattere meditativo in una visione post romantica sempre però sostenuta dalla fede religiosa.
A Torino dove si trasferiva nei periodi invernali con la madre, nel 1926, conosce e sposa Maria Teresa Curlo figlia del Marchese Faustino bibliotecario alla Nazionale. Erudito e storico, esperto insigne di bibliografia, di antichissima ed illustre famiglia ligure e di Maria Pierina Peyron nipote del dottissimo abate Amedeo, e, per parte di madre, dello scomparso arcivescovo di Genova giè vescovo di Novara Edoardo Pulciano. La famiglia è allietata dalla nascita di tre figli: Paolo, Annalidia e Stefano.
A "Il Momento" Gennari cura in particolar modo la critica drammatica e corrisponde con alcuni dei maggiori autori dell'epoca come Pirandello in Italia e Claudel, De Zara, De Nousanne in Francia. Per la sua attività la Francia conferisce a Gennari l'ambita decorazione della Legion d'onore, l'Italia la Commenda della Corona d'Italia.
Gennari non cessa di produrre cultura ed opere letterarie. E' del 1929 "L'Italie qui vient" premiata dall'Accademia di Francia e di poco dopo "Les portes du monde".
In Valle non manca la sua partecipazione alle iniziative culturali quali quella del "Teatro Romano" di Malesco dove Ettore Romagnoli, accademico d'Italia, , organizza rappresentazioni di tragedie greche con attori forestieri e comparse locali. Ferdinando Bac, disegnatore e autore, discendente di Gerolamo Napoleone, più volte suo ospite a S. Maria, lascia alcuni gustosi schizzi dell'avvenimento.
Ma il giovane letterato non dimentica l'impegno sociale.
Nel 1927 dà inizio con le sole sue forze alla bonifica del Pian delle Lutte per contribuire a migliorare la salubrità del luogo e la temperatura dell'altopiano con una piantagione di conifere.
Lo stesso anno, per onorare la memoria del padre che ha sempre auspicato la promozione della cultura scolastica complementare in Valle Vigezzo per consentire ai giovani del luogo di trovare più facilmente lavoro in Italia e all'estero, Gennari fonda con la madre, lo zio Galeazzo Gennari ed i fratelli Pietro, Bartolomeo e Roberto, una istituzione che assume la denominazione "Fondazione Gennari per l'istruzione complementare in Valle Vigezzo".
Per suo interessamento presso il Ministero dell'Istruzione e con l'aiuto della Fondazione viene dallo Stato istituita la Scuola di Avviamento che ha come prima sede la Scuola di Belle Arti.
In piena guerra, per non vedere volatilizzato il patrimonio dell'Ente, Gennari darà inizio alla costruzione di un nuovo fabbricato su progetto dell'ing. Ballarini che verrà completato ed adibito a sede della scuola nel 1946.
Contemporaneamente a queste iniziative il nostro professore è attivo nel consiglio di numerosi Enti Vigezzini svolgendo ovunque funzione di proposizione e realizzazione di opere: Società Elettrica Vigezzina, Acquedotto di S. Maria, Scuola di Belle Arti.
Ma ben presto gli atteggiamenti del Regime si fanno minacciosi: i rapporti italo-francesi peggiorano e le speranze di pace scompaiono. Seguono la guerra d'Etiopia, le sanzioni all'Italia, la guerra di Spagna, l'entrata in guerra a fianco della Germania e l'invasione della Francia. Per Gennari è la conferma del pessimismo più volte manifestato, è la lacerazione di quella doppia cultura italiana e francese che ha sempre sentito profondamente.
Durante le riunioni della Commissione di Armistizio con la Francia Gennari rivede il Comandante Dupré suo antico compagno, legato all'ammiraglio Darlan e membro della Commissione e con lui ricorda i tempi della scuola. Viene ammonito dal Prefetto ad interrompere ogni rapporto ed invitato a lasciare Torino entro quarantott'ore, salvo suo rischio e pericolo. Non accetta, ma dopo otto giorni, preoccupato per la famiglia, parte per San Remo in volontario esilio. Qui riannoderà i rapporti con artisti e letterati amici: Franco Alfano, Boito e Pastonchi.
Nell'estate 1942 può tornare a S. Maria nell'antica casa della Piazzetta dove continua a seguire le opere iniziate. In Val Vigezzo si è riunito intanto un gruppo di uomini di cultura da varie parti d'Italia che danno vita ad una sorta di cenacolo letterario: Carlo Calcaterra, il già ricordato Francesco Pastonchi, Michele Saponaro, Raffaele Calzini, Marziano Bernardi, Marangoni, Catapano. Sono anche attivi i rapporti con il Collegio Rosmini, specialmente con Don Biagioni, Don Zoppetti, Don Vesco e la Direzione del Collegio in cui va delineandosi un'idea di resistenza più precisa ed incisiva al Regime.
Giungono il 25 Luglio e l'8 Settembre '43, l'invasione tedesca e il Fascismo repubblicano.
Nell'ottobre del '44 l'Ossola viene liberata dalle formazioni partigiane, si costituiscono nuove istituzioni locali; Gennari è consigliere comunale a S. Maria e nella giunta di Carlo Cavalli.
Ma l'epoca della Repubblica dell'Ossola è di breve durata. Di fronte a forze preponderanti dei nazifascisti la resistenza partigiana è infranta. Gennari con la famiglia deve passare in Svizzera per il valico di Iselle sotto il bombardamento di aerei tedeschi. Segue un periodo di internamento nei campi di Briga, Basilea e Caux. Per interessamento dei parenti viene liberato a Ginevra e può sistemarsi con la famiglia colà in via Ami Lullin. Anche qui l'esule non dimentica la Patria e viene chiamato alla Presidenza del Comitato di Liberazione Nazionale di Ginevra. In questa funzione darà esempio di moderazione e di umanità come in tutta la sua vita.
In Vigezzo intanto, rioccupata dai Tedeschi, la sua casa della Piazzetta viene devastata, messa sottosopra, la cantina distrutta, le suppellettili disperse.
Alla liberazione del maggio '45 chiede di rientrare immediatamente in patria, ma la sua istanza verrà accolta soltanto dopo alcuni mesi per interessamento del prof. Tibaldi, già presidente della Giunta di Governo dell'Ossola.
Nel gennaio del 1946 rientra a Torino e riprende la sua professione di giornalista senza trascurare l'impegno sociale. Negli anni cinquanta fonda con Antonicelli, Bertone, Burzio, Falcioni, Giletti, Lovera di Maria, Quarello, Sacco, Villabruna ed altri la "Associazione Regionalistica italiana per il decentramento e la riforma amministrativa", profetica anticipazione dell'Italia moderna. Di tale Associazione diviene Direttore e poi Presidente. L'iniziativa sarà preziosa per la futura attuazione delle Regioni.
Al giornale "Il Popolo Nuovo" è titolare della critica teatrale, ruolo che per circa un decennio terrà con onore e quando il "Popolo Nuovo" sarà costretto a chiudere continuerà su "L'Italia" e su "Il Nostro Tempo". In questo ambito sono da ricordare le sue critiche sui Classici, su Ibsen, su Molière. Eligio Possenti lo definisce "la migliore penna critica d'Italia".
In questo periodo prende via via forma sempre più precisa la sua vocazione di autore di Teatro iniziata con "Dalla mente al cuore" e "La bocca della verità".
"Drammaturgia", la prima rivista italiana di arte drammatica pubblica la sua "Signorina Dorotea", Radio Monteceneri trasmette più volte i suoi "Tre atti unici".
L'attività letteraria è intensa e si realizza in modo particolare nel suo capolavoro "Il romanzo di una Valle" (Agorà Torino) che è un canto di amore e di poesia per la sua terra, per la Valle Vigezzo ed i suoi eroi di ogni tempo.
Un altro romanzo pure dedicato alla Valle Vigezzo , ma di sentimenti intimi e struggenti , "La fiaccola sulla Montagna" ottiene nella versione francese il premio Lucien Tallerand dell'Accademia di Francia.
A Torino Gennari collabora con la rivista "Torino", promossa dalla città, favorisce ed organizza incontri con grandi letterati dell'epoca: Gabriel Marcel padre dell'esistenzialismo, Daniel Rops storico e saggista dell'Institut de France, i premi Nobel De Broglie, Jean de Pauge, Maurice Vaussard; partecipa alla vita letteraria ed artistica della città dove è in amichevoli rapporti con Felice e Dafne Casorati, Angelo Balzardi scultore di origine antronese, G. Carluccio, Carlo Campaini, Erminio Macario. Con questo attore per poco non realizza la messa in scena di una commedia scritta da Gennari con la collaborazione di Armando Mottura in dialetto piemontese "Girò fantasia". Carlo Casaleggio, Armando Rossi, la Contessa Morozzo della Rocca e molti altri lo stimano per i suoi apprezzati interventi critici.
Dagli anni '60 e per oltre un decennio è Presidente della "Messa per l'artista" in proficua collaborazione con l'Assistente ecclesiastico Mons. Vincenzo Arcozzi Masino, con la prof. Augusta Grosso e la signorina Bellacomba. Il sodalizio assiste con discrezione gli artisti a cui la fortuna in tarda età ha voltato le spalle.
Sono anni di una Torino in pieno rilancio dopo le celebrazioni del 1961 per il Centenario dell'Unità d'Italia sotto la guida illuminata del sindaco Amedeo Peyron cugino della moglie di Gennari. Gennari tiene anche, per alcuni anni, la Presidenza di Gruppi di Arte drammatica per la promozione del Teatro dopolavoristico, regionale e dialettale.
Per Vigezzo, di cui non dimenticherà mai le istanze e gli interessi, continua con articoli e sollecitazioni a promuovere il turismo e lo sviluppo ad ogni livello. Anche a lui si deve il passaggio della strada di accesso da Domodossola a nazionale, il suo miglioramento ed allargamento. Ha ricoperto molte cariche non solo di prestigio: Presidente della Scuola di Belle Arti, Consigliere della società Elettrica Vigezzina, Presidente per l'acqua potabile. Partecipa con l'indimenticabile Giacomo Brindicci, Presidente del Consiglio di Valle, alla promozione della Valle; viene nominato Presidente della neoistituita Azienda di Soggiorno. Lancerà un programma turistico che oltre alla soluzione del problema della funivia, ripropone l'istanza dell'apertura prolungata del Valico della Ribellasca, l'inserimento di Vigezzo in un circuito turistico che comprenda i laghi piemontesi ed i laghi lombardi, l'introduzione del sistema delle navette per il valico del Sempione, l'autonomia amministrativa, la promozione dell'artigianato e del turismo più qualificato. Durante la sua presidenza si hanno importanti manifestazioni: la prima mostra di pittura estemporanea che chiama a S. Maria numerosi artisti di fama come Maggi e Vellan, Marziano Bernardi e il prof. Grosso nella giuria. Rappresentazioni teatrali, cacce al tesoro, attività sportive, manifestazioni aeree. Dalla collaborazione con il Consiglio di Valle ed il Comune di S. Maria hanno inizio il campo di tiro a volo, il maneggio, la piscina.
Gennari crede nel turismo in Valle, ma auspica un modello che sia di prestigio e fornito delle migliori attrezzature della regione alpina.
Poichè nella riforma scolastica la scuola di avviamento professionale è stata sostituita dalla media unica, si è esaurita la caratteristica di scuola complementare prevista dallo Statuto della Fondazione, Gennari progetta allora un Istituto alberghiero per la formazione del personale fra i giovani del luogo. Coraggiosamente si lancia in una costruzione su progetto dell'architetto Cavadini di Locarno che impegna il patrimonio del benemerito Ente. Ma l'impegno è immane e nel momento in cui sarebbe necessario uno sforzo corale del settore pubblico e di quello privato, Gennari si ritrova solo e deve rinunciare all'idea; la costruzione verrà realizzata ed alienata. Nel contempo Gennari prosegue la sua attività letteraria ora specialmente dedicata al volume che raccoglie alcune delle sue più significative commedie: "Teatro burlesco". E' un nuovo genere comico-sentimentale di cui Mario Apollonio, titolare della Cattedra all'Università Cattolica di Milano ed indiscusso maestro del momento, nella prefazione dichiara "qui vedo i prevedibili modi del futuro teatro italiano". Tuttavia, pubblicato dall'Editrice Agorà il volume, mancando di una campagna pubblicitaria, non ha il successo che si meriterebbe. Solo restano significative testimonianze degli aspprezzamenti per la sua opera di numerose personalità tra cui Nicola Manzari, il direttore dell'Osservatore Romano Conte della Torre, il Cardinale Michele Pellegrino e molti altri.
Gennari lascerà anche inedito un altro lavoro teatrale "Dietro le quinte" in cui con ampi riferimenti anche alla valle descrive lo struggimento dell'Autore di teatro, degli attori, di coloro che partecipano a questo mondo segreto ed affascinante.
La valle si è ormai trasformata, nuove opere, nuove associazioni e istituzioni tra cui lo Sporting Club Vigezzo, la Società Funivie, la Comunità Montana hanno ripreso la fiaccola accesa da Gennari. Ne assicurano il ricambio P.L Gajardelli direttore dell'Azienda di Soggiorno e l'ing . Giuseppe Ferrari presidente; le iniziative si susseguono sotto lo sguardo di Gennari soddisfatto della continuità.
La sua famiglia gli fa corona ed i nipotini allietano gli ultimi anni. Ma giunge la terribile alluvione dell'agosto 1978 che lo colpisce profondamente nel mentre che la sua valle è devastata e ferita. L'anno successivo, il 26 ottobre, il suo cuore generoso si spegne tra l'unanime cordoglio. Giungono messaggi significativi del re Umberto II dall'esilio, dall'ambasciatore di Francia, dai giornali e da tutti i suoi molti amici ed estimatori.
Lascia un chiaro messaggio di fede e di amore per la sua valle e per una Patria più bella e più aperta.
Stefano Gennari