FEMINIS GIOVANNI PAOLO DA SANTA MARIA MAGGIORE
(da “Vite di Ossolani illustri” dell’Avvocato Fr.Scaciga Della-Silva
con un quadro storico delle Eresie - Domodossola 1847 - Tipografia Vercellini)
La storia che io narro è appunto la storia di quest’acqua mirabile. Il lettore saprà perdonarmi se a compierne l’encomio dell’inventore mi soffermerò a descrivere i pregi e le sorti del suo trovato.
L’eccellenza della scoperta è l’elogio più fecondo per lo scopritore. Io consacro queste pagine non all’amenità delle lettere, od all’austerità delle scienze, e della filosofia; bensì alla curiosità delle amabili , ed al gusto capriccioso dei zelanti zerbini, che agognano di conoscere la scoperta di quell’acqua, della quale sì ardentemente bramano l’olezzante fragranza.
Gioanni Paolo Feminis trasse li suoi natali in Crana borgata di Santa Maria Maggiore in Vigezzo sul declinare del secolo XVII: s’avviò da giovinetto in Germania per attendere al commercio, si stabilì in Colonia, e là duro per qualche tempo nell’esercizio di un discreto traffico di chincaglieria. Finalmente la fortuna il trascelse a suo prediletto, e gli gettò le radici ad un gigantesco ingrandimento fondato sui pregi portentosi di quel liquido Alcoolino, che si chiama tuttogiorno Acqua di Colonia.
V’ha una tradizione che si passa per sicura, e la quale insegna, che la discoperta di quest’acqua si debba agli Inglesi. Vuolsi cioè, che, trovandosi a Goa l’Armata Britanna, fosse a tal segno tribolata dalla dissenteria da perdere ogni giorno una parte cospicua di soldati. Pretendesi che tutti i medici e tutti i Chirurghi dell’esercito s’adunassero allora a consulta, e combinando insieme vari elementi di odorose essenze formassero una bevanda, che valse mirabilmente a restituire in salute la milizia. Aggiungesi, che un colonnello di quell’armata passando per Colonia, e veggendo Feminis colla cassetta di mercajuolo sulle spalle, gli insegnasse il modo di comporre la bevanda di Goa, e gliene manifestasse i prodigii.
Coloro nondimeno, che ne ereditarono il segreto, non ammettono per legitima questa tradizione. Vogliono cioè che lo stesso Feminis ne fosse inventore, e che per la prima volta il 13 gennaro 1727 egli aprisse al pubblico in Colonia un’officina per commercio della sua scoperta.
La Chimica, che era in allora tutt’affatto bambina, contemplò attonita il nuovo liquido di Feminis, e lo promulgò come un prodigio di meravigliosa invenzione. Molteplici applausi gli tributarono gli stessi medici, e l’innalzarono ad un nome Europeo. Soave, e delicatissima fu trovata la fragranza; portentosa l’efficacia in parecchi malori. Feminis in meno di dieci anni radunò un patrimonio colossale. Ma i favori della fortuna non mutarono il cuore dell’impassibile Vigezzino. Incorrotto nelle ristrettezze, fu pur incorrotto nella prosperità; e ricco al di là di ogni suo desiderio, e padrone d’un secreto, che gli garantiva una felicissima prospettiva di commercio, egli, ben lontano dal dimenticare la patria, vi mandò anzi cospicue somme a sollievo dei poveri concittadini.
Altri Ossolani diventarono doviziosi per la via del traffico in estranei paesi: pochi tuttavia rammentarono nei giorni della prosperità i cari luoghi dell’innocente loro infanzia. Li Vigezzini per altro (invano tenterebbe l’invidia defraudarli di questo giustissimo encomio) in ogni età, e da ogni lato, si rivolsero mai sempre ai patrii colli, e li vagheggiarono con l’entusiasmo d’una soave predilezione, colmandoli di ricchezze e di generosi sussidj. Ne sono testimoni i tempj ed i santuari, che vanno ornati di doni preziosi; ne sorgono a monumento le pubbliche beneficenze, che sollevano l’egro spossato e le famiglie languenti; ne favellano i tanti soccorsi sborsati non ha guari per la strada carreggiabile, che mette da Domodossola a Santa Maria Maggiore ed a Malesco.
Feminis pagò L. 600.000 per la fabbrica della Parrocchiale di S.Maria Maggiore; eresse dai fondamenti una casa per il Comune; innalzò l’oratorio di S.Giovanni Evangelista di Crana; fondò una pubblica scuola per l’instruzione dei fanciulli; e gettò le basi e lo progetto, per un grandioso porticato tra Santa Maria Maggiore e Crana. (1)
Ma quanto gli fu generosa sorte in dovizie altrettanto gli si mostrò avara nella vita. Era compito appena il decennio della sua fortuna che già chiudeva le pupille nella pace dei giusti il 26 novembre 1736, e la patria riconoscente ne serba l’effigie venerata in quattro distinti luoghi di pubblica radunanza che vantarono il suo patrocinio.
Avvocato Fr.Scaciga della Silva
(1) Cavalli - Cenni di Val Vigezzo - Tomo 1 - p.168 ritorno