




























Giovanni Antonio
(vedi
2 onorificenze ricevute nel 1829 e 1851)
Chirurgo, fece i suoi studi a Vienna dove si laureò in chirurgia il 20 luglio 1799.
Entrò nel Corpo Sanitario austriaco e fu fatto prigioniero durante la battaglia di Marengo
(14 giugno 1800): fu lasciato libero a Pavia. Tornato a Vienna si specializzò in ostetricia.
Fu incaricato della vaccinazione di tutto il Mandamento di S.Maria Maggiore ed ottenne dal
Governo una medaglia d'argento. Fu Sindaco di Malesco e Presidente della locale Congregazione
di Carità nonchè Membro della Deputazione Consortile Vigezzina per circa 40 anni.
Cooperò non poco alla costruzione della strada carrozzabile Domodossola/S.Maria Maggiore.
Esercitò la sua professione a Finero: il 3 febbraio 1807 sottopose alla Commissione
Dipartimentale di Sanità di Agogna la sua patente di abilitazione alla Chirurgia. Spiegò di
averla ottenuta a Vienna perchè le scuole italiane erano chiuse per le guerre.
Una notte fu addirittura portato, in Val Cannobina, in un rifugio di briganti nascosto fra
le montagne per curare il loro capo. Si narra che gli offersero la cena su piatti d'argento
con splendide posate, ed anche i banditi avevano ricco vasellame di dubbia provenienza.
Rifiutò ogni compenso, per non essere legato al silenzio, ma fu costretto ad accettare un
piatto d'argento; non risulta, però, che questo regalo sia stato tramandato in famiglia.
In Cannobina sembra che allora ci fosse una banda di briganti, formata, per lo più, da uomini
di Falmenta.
Dopo aver sposato in prime nozze Francesca Pironi di Finero, sorella del parroco, si risposò
con Anna Antonioli di Gagnone. La signorina Antonioli, prima di decidersi al matrimonio, volle
vedere Finero. E così, una notte di luna piena, accompagnata da una fedele servente, partì,
munita di lanternino, per vedere il paese dove abitava il suo futuro sposo. Dopo aver percorso
mulattiere e sentieri arrivò a Finero e vide l'antico Monastero, il Castello, allora ben
conservato, la torre, oggi diroccata, la grande casa Peretti e le altre poche case, alte e
strette fra di loro, e girò per i vicoli anch'essi stretti, sotto i portici scuri.
Anna Antonioli fu spaventata dell'isolamento di Finero, dalla lontananza dagli altri paesi
della Valle e mise, come condizione per il matrimonio, il trasferimento a Malesco. Giovan
Antonio aderì al suo desiderio ed andò a vivere, come medico condotto, a Malesco, in una casa
dei Conti Cioja in via Trabucchi, un po' rientrata, di fianco all'ospedale; poi, in un secondo
momento, comprò la casa (come dagli atti notarili di allora).
Purtroppo la Famiglia Cavalli di Finero, trasferitasi a Malesco e quivi naturalizzata, ebbe vita
molto breve: neppure un secolo. Il dottor Federico (1824/1894), unico che per la sua condizione
sociale avrebbe potuto avere dei figli, rimase celibe.