DOMENICO CAVALLI

 Sacerdote dell'Istituto della Carità

 

 nato a Malesco il 6/11/1821 - morto a Newport il 27 /03/1892

(da un opuscolo di Don Giulio Valfrè , Domodossola, Tipografia Porta, 1892)

 

  A Don Giacomo, Dottor Federico e Anna Maria Cavalli,                                                                                        

che lamentano la dolorosa perdita del lacrinato e venerato                                                                                                    ritorno pagina Chi è?

       fratello DON DOMENICO, queste povere pagine

                           l'autore dedica e consacra

             E se 'l mondo sapesse il cuor ch'egli ebbe,

                                                                                                                                                                                            Assai lo loda,  e più lo loderebbe.

                                                                                                                                                                                                    (Dante, Par. VI, 140, 42)

* * * * *

 

     Benchè la Chiesa abbia istituiti i suoi solenni riti funebri più per suffragare i passati a miglior vita, che per lodarli, tuttavia mi sarà lecito profferire una parola di mestizia e di lode per la vita d'un sacerdote fedele e religioso esemplare, testè rapitoci dall'inesorabile Angelo della morte. Lo involarsi dei nostri cari, e il vedere spezzata da forza arcana quell'aurea catena che ad essi fortemente ne congiungeva, é, per fermo, dolorosa ferita al cuore di chi ama. In tanta sventura, qual altro conforto troverem noi che consoli davvero e rinfranchi l'animo vinto nel dolore, se non il pensiero delle immortali speranze, e il ricordo pietoso delle virtù che adornavano l'estinto?

     Il ragionar di cosa, che ne reca tristezza, è un accrescere il dolore; ma nel ricordare la persona  a noi cara si trova non piccolo sollievo; per ciò che questa ci sembra quasi ritornata a vita e starsi innanzi a noi, mentre in essa teniam fissi gli sguardi della mente; egli è, come osserva S.Ambrogio, un bisogno pel nostro cuore il far parola della persona venerata di cui deploriamo la grave perdita.

     Permettetemi, adunque, che, a nome di quanti siete qui accolti, paghi il debito sacro di stima e venerazione alla cara memoria del lacrimato defunto, il cui nome è in benedizione presso tutti che ebbero ventura di conoscerlo.

 

I.

     In questo elegante paesello di Malesco (1)che sorge in fondo alla Valle Vigezzo e che diede alla nostra patria uomini illustri, nacque DOMENICO CAVALLI il dì 6 novembre del 1821, dal Dottor fisico Giovanni Antonio Cavalli oriundo di Finero e da Anna Maria Antonioli oriunda di Druogno, paesi entrambi vigezzini. Il dì seguente vi fu battezzato, e gli furono imposti i nomi di Domenico, Giovanni, Leonardo. Il Cardinale Morozzo, allora Vescovo di Novara, gli amministrò la Cresima nel giorno primo di Agosto del 1824. Fece le scuole elementari in Malesco, sotto la direzione dell'ottimo sacerdote Don Bartolomeo Sotta e nel 1833-34 studiò la 6a Classe privatamente. Negli anni 1834-37 frequentò le Classi 5a 4a e 3a nel Collegio Mellerio di Domodossola, dove il profitto negli studi procedeva di pari passo con quello della pietà. Causa una seria malattia, che esigeva una lunga convalescenza, Domenico si vide costretto a interrompere i suoi studi sì bene avviati.  Nel frattempo si applicò all'arte del dipingere, nella quale ebbe i principi di un valente maestro di disegno della stessa Valle di Vigezzo, detta anche la valle dei Pittori, e vistone il profitto, fermò in cuor suo il proposito di darsi alla pittura, e nel diciannovesimo anno contava di recarsi a Torino all'Accademia Albertina. Ma l'uomo propone, e Dio dispone. In quel medesimo anno venne colpito gravemente dal tifo. Il Padre, uomo pio e fervente cristiano, lo consigliò, in tanto pericolo, a mettersi in pace con Dio e colla suo coscienza, e ricevette i Sacramenti rassegnato al divino volere. Durante la malattia e la prolungata convalescenza, diceva a se stesso: "Se muoio di questa malattia, o se recupero le forze primiere, nello stato che intendo percorrere, conseguirò l'eterna salute?". Ecco la grave domanda che Domenico si faceva in quei momenti, che la grazia di Dio operava nella sua bell'anima! La risposta fu: "Voglio abbandonare il mondo e farmi religioso". Il che avrebbe tosto eseguito, se non fosse insorta una difficoltà felicemente superata. Quanto prima doveva sottostare alla leva militare. Se vado a farmi religioso ora, si dirà che ho preso questa risoluzione per sottrarmi al servizioe militare; così ragionava l'assennato giovane. Attese un anno per estrarre la sorte della leva, ed essendogli toccato di fare il servizio, il padre suo gli mise il supplente o surrogato militare.

     Libero di sè, nell'autunno, all'insaputa dei parenti, recossi al Monte Calvario, presso Domodossola, per fare i SS. Esercizi Spirituali. In quella eloquente solitudine, il signore parlò al cuore di Domenico, e fermò il proposito di seguire la divina chiamata. Ritornato a Malesco, piena la mente delle verità meditate, fece palese a' suoi genitori la sua risoluzione.

     Senonchè, i suoi prudentemente lo consigliarono a ponderar bene la cosa innanzi a Dio, prima di recare in opera il suo pensiero; che se la sua vocazione fosse vera, nissuno gli avrebbe negato il consenso. Domenico li assicurò non aver egli alcun dubbio di sorta sulla sua vocazione; perocchè da tempo parecchio ci aveva pensato seriamente: anzi non fidandosi del suo giudizio, aveva aperto il suo cuore a pie e dotte persone che l'accertarono esser la sua vera vocazione.

     Ma fra tanti ordini religiosi che adornano la Sposa del Nazareno, quale sceglierà il nostro Domenico? Egli conosceva personalmente il sommo filosofo e profondo asceta Antonio Rosmini, il quale sulla deliziosa vetta del S. Monte Calvario aveva fondato ai piè della Croce l'Istituto della Carità, solennemente approvato da Gregorio XVI. A lui eran noti i discepoli del Venerando Fondatore, i quali con ammirabile spirito di sacrifizio attendevano alla nobile opera dell'educazione della gioventù nel collegio Mellerio. Tutto questo fece sorgere in lui il forte desiderio di associarsi ad essi e divenire, come disse il Vescovo di Newport nell'orazione funebre del Nostro, discepolo di uno dei più grandi Italiani del nostro secolo. Scrisse ed ottenne di essere ammesso alla prima prova il dì 29 Novembre del 1841. Il noviziato era, a que' dì, a Stresa, dove ora sorge il magnifico Collegio Rosmini, dall'altura del quale si gode una vista incantevole del Lago Maggiore e delle Isole Borromee, le quali, come gemme, risplendono in mezzo alle acque.

     Adunque Domenico, dato l'addio al suo paese natio e ad ogni cosa più caramente diletta, diresse i suoi passi verso Domodossola, indi a Stresa, dove venne gentilmente accolto dal Padre Francesco Puecher, Maestro de' Novizi, che doveva dirigerlo nell'arduo sentiero della vita religiosa. Colà, date prove sicure della sua vocazione, venne ascritto tra i novizi il dì 19 Dicembre dello stesso anno; e ai 16 Agosto 1842 emise i Voti Preparatori e vestì l'abito clericale. Legato così a Dio con questo dolce vincolo, il fervente novizio s'adoprò con nuova lena per rendersi via più perfetto, mediante la pratica delle virtù solide, che tanto nobilitano lo spirito e lo fanno vigoreggiare nell'aspra lotta spirituale.

     Intanto l'Istituto della Carità, benedetto da Dio, cominciava a diffondersi in Inghilterra, mercè lo zelo veramenteapostolico spiegato dai Missionari colà mandati da Antonio Rosmini, cui stanno a cuore il ritorno alla vera fede di quella generosa Nazione, già un tempo Isola di Santi. Il perchè nuovi aiuti eran necessari per soddisfare alle richieste insistenti dei Vescovi, testimoni oculari del gran bene che facevano i discepoli del Venerando Solitario di Stresa, nelle loro Diocesi. L'Abate Rosmini era l'uomo della Provvidenza. Prima di por mano a qualsiasi opera, si consultava con Dio e, conosciutone il volere, l'eseguiva con animo forte e costante. La Missione Inglese era tutta opera della Provvidenza; il dotto e grande Pontefice Gregorio XVI la bendisse con ispeciale affetto, e il Rosmini santamente si compiaceva ogni volta che gli era dato di inviar colà nuovi operai.

      Giunto al termine del suo noviziato, Domenico ebbe l'annunzio dal generale dell'Istituto di recarsi in Inghilterra in compagnia dei Padri  Hutton e Furlong, entrambi inglesi di belle speranze.

     Preso commiato dai suoi cari Superiori e confratelli, partì il dì 15 Novembre 1843, accompagnato al piroscafo da Antonio Rosmini e dalla Famiglia Cioja che a quei dì trovavasi a Stresa da Madama Bolongaro, e per la via del San Gottardo si diresse alla volta d'Inghilterra. Le ridenti sponde del Verbano si muteranno , fra breve, pel Nostro, in un celebre porto di mare, ove rimarrà fino al termine del suo mortale pellegrinaggio.

     L'Inghilterra, tanto diversa dal nostro Bel Paese, per carattere, lingua e costumi, lascia grande impressione allo straniero che per la prima volta vi mette piede. Cotale impressione doveva sentirla più forte Domenico, che era di carattere disinvolto e brillante. Giunto in Inghilterra, venne mandato al collegio di S. Maria in Oscott, presso Birmingham , per compiere i suoi studi filosofici. Ai  25 di Marzo 1844 emise i Voti degli Scolastici, e gli venne affidata la scuola d'italiano nel medesimo Collegio, ove insegnavano altri Padri dell'Istituto della Carità. Apprese la lingua inglese con tanta perfezione, che nessuno avrebbe detto esser egli uno straniero. Ai 25 Dicembre del 1844 ebbe dalle mani del detto Monsignor Wiseman, poscia Cardinale, la tonsura e i quattro Ordini Minori; indi ordinato Suddiacono il dì 20 Settembre 1845, e Diacono il 20 Dicembre dello stesso anno. (2)  Terminati con buon successo gli studi teologici, Domenico venne insignito dell'Ordine Sacerdotale il dì  6 Giugno del 1846; ed agli undici, ebbe l'ineffabile consolazione di celebrare la sua prima Messa a Ratcliffe, circondato dai suoi Confratelli.

     Il novello Sacerdote non rimase inoperoso. Li 4 Gennaio del 1847 il giovane e brioso Missionario si reca alla Missione di Shepshed; ai 26 Maggio a quella di Loughboro, e ai 19 Luglio dello stesso anno a quella di Newport, dove rimase per ben 45 anni. Appunto nel 1847 era stata accettata dai Padri Rosminiani la cura d'anime dell'importante città di Newport, porto di mare in Monmouthshire. Il Padre Hutton ne fu il primo Rettore; gli successe il Padre Rinolfi, celebre oratore, e quando questi venne destinato stabilmente a predicare nelle Missioni, prese il Padre Cavalli al suo posto, nel 1849, in qualità di Rettore, dopo emessi i voti dei Coadiutori ai 26 Maggio. Il dì 25 marzo del 1855, vivente ancora Antonio Rosmini, emise i Voti dei Presbiteri. La città di Newport è il campo di battaglia in cui il Nostro faticò, per lo spazio di 45 anni, da fedele soldato di Gesù Cristo. Il suo aspetto dolce e attraente, il suo fare affabile e disinteressato, il suo zelo illuminato e prudente nello adempimento de' suoi gravi e molteplici doveri, attirarono tosto l'attenzione non pure dei Cattolici affidati alla sua cura, ma altresì dei Protestanti.  Il Nostro era uomo di consiglio e Monsignor Brown , allora Vescovo di Newport, andava spesso a consigliarsi da lui, e lo scelse a suo confessore. Nulla di grande e straordinario ci presenta la vita del nostro Missionario; ma la sua inflessibile fedeltà nel fornire i suoi doveri parrocchiali e religiosi, é la gemma più preziosa che brilla sulla nobile sua fronte.

     Il fatto più eloquente della fedeltà del Nostro nell'adempimento dei suoi doveri, è che egli venne confermato Rettore della Missione di Newport, ove passò 45 anni, da tutti i Generali che conta l'Istituto della Carità, dalla sua fondazione fino ai nostri tempi.

     Monsignor Headley , attuale Vescovo di Newport, così parla del Nostro, nel suo "Elogio funebre". Come Rettore della Missione ne portò tutta la responsabilità, erigendo scuole, un convento ed una Chiesa succursale, sostenendo tutte le ansietà finanziarie e amministrative di   tutti quei 45 anni. Fu sempre al suo posto. Giorno per giorno egli attendeva alle usate cure pastorali. Preghiera, Messa, visite ai parrocchiani, assistere agli infermi, ascoltare le confessioni, le funzioni della Domenica e dei giorni feriali erano la sua vita quotidiana. Tutti gli anni che egli passò in questa povera parrocchia, nell'uscir di casa o nell'entrarvi, si prostrava davanti all'altare della Chiesa per implorare soccorso; poscia faceva le sue peregrinazioni di misericordia e di conforto per le strade e pei vicoli della città. Quanti di questo numeroso gregge ha egli battezzato! Quanti ha preparato alla prima Comunione! A quanti inchiodati sul letto del dolore porse i soprannaturali conforti! Quante volte a passi tardi e lenti ha egli salito quella collinetta, mentre dietro a lui veniva portato il feretro di qualcuno ch'egli aveva preparato alla morte! Egli ebbe la migliore ricompensa che in questo mondo possa desiderare il Ministro di Dio: - l'affetto e la venerazione del suo gregge. -

     Cattolici e non cattolici erano a lui attratti dal suo carattere tutto disinteresse ed abnegazione. Per tempo parecchio fu membro attivo del Consiglio Scolastico, ed un assiduo ed energico aiutante del Comitato dell'Ospedale. (3)  

      Fu la sua vita nascosta e tranquilla senza grandi avvenimenti; elevata dalla fede e dall'amore alle regioni altissime che avanzano ogni vista mondana ed ogni progetto dell'uomo. (4)

     La fedeltà del zelante Missionario venne premiata dall'attuale Preposito Generale dell'Istituto della Carità, D. Luigi Lanzoni, con nominarlo assistente generalizio per l'Inghilterra, con decreto del 2 Dicembre 1881. Nel 1884, chi legge queste pagine, ebbe la ventura di visitare la città di Newport, ed esaminare la magnifica Chiesa gotica dove il Nostro faticò per tanti anni. Il campanile ha un concerto di otto campane, che sonate con arte, producono un effetto sorprendente. Dappertutto ho sentito parlare del Padre Cavalli con grande rispetto e venerazione. Vidi pure il sito dove venne eretta la nuova Chiesa succursale, e aperta al culto il dì 29 settembre 1887. Il giornale protestante "The Evening Star of Gwent", ne diede una diffusa relazione. Pochi pensieri basteranno al mio scopo: i Cattolici Romani di Newport aprirono oggi una Chiesa nuova e spaziosa, dedicata a S.Michele, capevole di 800 persone; il che dimostra quanto essi crescano di numero e d'influenza in questa Città. Noi non possiamo a meno di congratularcene coi Padri Rosminiani. e coi più influenti cattolici del paese, i quali a costo di molti sacrifici personali sanno provvedere ai bisogni dei divoti loro correligionari. Durante la lotta feroce degli ultimi 18 anni che ebbe luogo in questo paese, intorno all'educazione religiosa, sostennero i cattolici con arditezza e coraggio gli assalti della popolazione protestante, e dobbiamo principalmente a loro , l'essere liberati in gran parte dai perniciosi principii dell'incredulità. L'Inghilterra è un paese libero, quanto a credenze religiose; ci gode l'animo a vedere i Cattolici sì ben provveduti di Chiese e di Scuole. Alla solenne processione che partì dalla Chiesa Parrocchiale di S. Maria (Stow-Hill), presero parte il Vescovo di Newport, circa 40 religiosi di diversi ordini e più che un migliaio di persone. (5)

     Questo spettacolo meraviglioso, continua il citato giornale, fu visto ed ammirato, si può dire, da tutta la città, giacché la processione difilò  per la strada principale di Newport per la distanza di circa due miglia. Tutto il commercio venne per allora sospeso, emigliaia di spettatori si diportavano con riverenza ammirabile.

     E così finì una giornata per sempre memorabile negli annali della Chiesa di Newport "e della Gran Brettagna, prenunziatrice, com'ella sembra voler essere, di fatti religiosi d'importanza infinitamente maggiori e pel Regno Unito e pel mondo intero". Tutto ciò si deve allo zelo instancabile del Padre Cavalli coadiuvato dai suoi operosi confratelli. La cura pastorale della città di Newport è tutta nelle mani dei Padri Rosminiani. La città conta circa 55 mila abitanti, di cui 7 mila sono cattolici. Il dì 29 Dicembre del 1891 il Nostro compiva il cinquantesimo anno di vita religiosa. Il Preposito Generale dell'Istituto e altri membri delle Provincie d'Italia e d'Inghilterra presero parte alla consolazione ineffabile del venerando loro confratello, con inviargli lettere gratulatorie, piene di stima e di affetto sincero.

     Per ben tre volte Domenico fu presso a morire di febbri che l'incolsero nel suo ministero pastorale. E questi assalti alla sua delicata costituzione gli vennero scemando le forze e grado grado gliele prostrarono affatto. Quelli che vivevano con lui e l'osservavano negli ultimi anni, potevano vedere come alla morte si preparasse nel fervore, nel ritiro, nella preghieta continua, nel distacco dalle cose di quaggiù. (6)

     Nelle ultime lettere che scriveva ai suoi diceva: "Ho sempre pregato il Signore , che prima di morire mi concedesse un po' di tempo per prepararmi: Dio mel concede, lo ringrazio infinitamente". Celebrò la sua ultima Messa li 2 Aprile 1891, e per un anno, la sua vita consistette in soffrire con eroica pazienza e rassegnazione, pregando quasi incessantemente. Quindici giorni prima della sua morte, fu costretto a mettersi a letto, e, cosa singolare, il suo aspetto era più vispo dell'usato. Ai 18 Marzo ebbe un accesso di soffocamento che gli scemò le forze sì da non potersi più muovere dal letto del dolore.

     Ad una pia e gentile persona che l'assistette fino agli estremi, lasciò, quale ultima sua volontà, la custodia del suo corpo appena morto. Ai 27 Marzo 1892, alle ore 3 pomeridiane, l'ora scelta da Gesù per la redenzione del mondo, spirò la bell'anima del Padre Domenico Cavalli con una morte veramente preziosa al cospetto di Dio. Contava 71 anni di età, dei quali 51 di religione e 45 di Rettorato nella Missione di Newport. L'assistevano i Padri dell'Istituto della Carità che gli usarono le cure più affettuose e caritatevoli.

     Colla morte di Domenico Cavalli la Chiesa ha perduto un fedele Ministro di Dio, l'Istituto della Carità un religioso esemplare, la famiglia un carissimo fratello. La dolorosa novella si diffuse tosto per tutta la città di Newport, producendo grande impressione sul cuore di tutti. Il Vescovo della Diocesi Monsignor Headly si recò, il giorno appresso, a visitare la salma del suo lacrimato amico, esprimendo il desiderio di prender parte al mesto rito. Celebrò la Messa Pontificale da Requiem, cantata dal clero Diocesano unitamente ai Padri della Carità che rimpiangono un figlio così affezionato al loro Istituto. Intervenne alla funebre Cerimonia una quarantina di Sacerdoti della diocesi. Prima delle esequie il Vescovo, prendendo ad argomento quelle parole dei Proverbi (Prov.  XVIII. 2) "L'uomo fedele sarà lodato assai", tenne un eloquente discorso che commosse tutti gli astanti.

     Sebbene per desiderio del trapassato, a mezzo dei giornali, fossero pregati tutti, i Cattolici specialmente, di non recar fiori, ma piuttosto alzar preci e offrire sacrifici per la cara anima dipartita, tuttavia furono donate, sopratutto da protestanti, splendide ghirlande e croci di fiori squisiti d'una purissima bianchezza. Così Sir George Elliot, i Viceconsoli ed altri vollero esprimere la propria simpatia pel lacrimato defunto. Al funebre corteo affollatissimo di parecchie migliaia di persone d'ogni ceto e d'ogni età, presero parte Mr Henry John Davis Sindaco della Città, l'Arcidiacono protestante Bruce e altre distinte persone della Città. Tenevano i cordoni del feretro i vice-Consoli di Francia, Spagna e Portogallo; i Consiglieri della Città Vaughan , I. P., Cannig, Mr. Ciceri, Mr le Brasseur, Mr l'Abbè. Per causa di grave malattia non potè intervenire il M° Rev. D. Domenico Gazzola, Provinciale dell'Istituto in Inghilterra.

     I giornali inglesi The Tablet e The Catholic News, asseriscono che un'enorme folla di cattolici e protestanti teneva dietro al feretro colla massima riverenza, commossa per tanta dimostrazione. Mentre il Vescovo, vestito di piviale, con mitra bianca, recitava le preghiere della Chiesa, venne attorniato dalla moltitudine di piangenti, ansiosa di vedere la salma del Padre Cavalli consegnata all'ultima sua dimora. Così venne onorato il fedele servo di Dio, che tanta memoria di sè ha lasciato nel cuore dei suoi parenti ed amici.

     Ai decreti di Dio chiniamo frattanto la fronte con rassegnato dolore benedicendo al nome di un Sacerdote fedele e di un religioso esemplare. Onoriamone la memoria con imitarne gli esempi preclari, e sulla sua recente tomba deponiamo il fiore dell'amicizia e la lacrima dell'affetto. Il tuo beato spirito, o Domenico, aleggia tutt'ora sopra la città di Newport che ti fu tanto cara, e sopra il tuo paese natio dove tanti cuori sospirano a te. Riposo eterno ti conceda il Redentore dell'umana famiglia, e prega Iddio che rattemperi il rassegnato dolore dei tuoi affezionati fratelli Don Giacomo e Federico, e della tua cara sorella Anna che lamenta la perdita d'un suo amabile figlio, l'Avv. Giovanni Zanna, i quali, con vivo desiderio di riabbracciarti nella patria dei Santi, serberanno di te dolce memoria e lungamente durevole, come durerà perenne nell'Istituto della Carità. 

                                                                                                                                         GIULIO VALFRE'                                ritorno pagina Chi è?

 

NOTE 

(1)La commemorazione funebre venne letta in Malesco il dì 12 maggio 1892, in occasione dei solenni funerali di Trigesima trasportati.

Alla mesta cerimonia, così leggesi nella Voce del Lago Maggiore, intervennero il Clero della Valle; buon numero di signori e signore; i Maestri Rosminiani di Craveggia e Malesco coi loro Direttori, e le Suore Rosminiane dei diversi stabilimenti vicini. Il Generale dell'Istituto della Carità venne rappresentato dal suo segretario. Eravi pure un inglese nativo di Newport, dove il Padre Cavalli spese 45 anni di vita missionaria. Così la famiglia ed i parenti numerosi del lacrimato defunto non vollero essere da meno degl'inglesi, nella dimostrazione del loro affetto verso questo Venerando Missionario, gloria imperitura di Malesco. - Questa spontanea dimostrazione di stima e di affetto pel compianto Padre Domenico Cavalli sarà di non piccolo conforto ai superstiti per la perdita irreparabile d'un fedele Ministro di Dio, il cui nome brilla con quelli di altri uomini illustri che fanno onore a Malesco.    ritorno

 

(2) Il novello Diacono ebbe dal suo Superiore Generale, Antonio Rosmini, una preziosa lettera, che merita d'esser qui riportata:

 Al Diacono Domenico Cavalli a Ratcliffe-College

     Mio carissimo in Cristo figlio,

Ho gradito assai la relazione che mi date colla vostra del 25 Settembre, a cui non ho potuto rispondere prima d'ora per le molte mie cure. Io prego il Signore che vi benedica, infondendovi quello spirito grande, che in ogni cosa tende al perfetto ed all'infinito pel quale siamo creati. Perocché tale è il disegno di Dio, che questo nostro niente, questo nostro niente peccatore, debba aspettare tutto da Dio, senza eccezione d'alcuna cosa che sia vero bene. Onde dall'abisso della nostra miseria è necessario che c'innalziamo colla nostra fede nella eterna e infinita bontà del Creatore, preparandoci di fare grandi cose per la sua gloria, tutte quelle ch'Egli ci preparerà a fare pel ministero dei Superiori, ed a farle nel modo più perfetto. Sopratutto vorrei che il distintivo di tutti noi fosse la carità illimitata e l'orazione che ne è la radice, l'alimento. Abbracciatemi tutti i nostri fratelli nel cuore di Gesù Cristo. Addio.

                                         Stresa. 8 gennaio 1846                                                             Vostro aff. Padre

                                                                                                                                                    Rosmini p.          ritorno

   

   (3) Benchè fosse proibito ai Ministri cattolici di parlare agl'infermi protestanti di convertirsti alla religione cattolica; pure la maggior cura e  carità che essi usavano verso i derelitti, schifosi e ributtanti, faceva sì che molti dimandassero di rendersi cattolici in vista della loro carità, e pazienza, essendo essi trascurati dai loro correligionari.  ritorno

 

(4) Dopo 20 anni d'assenza rivide i vecchi genitori, con quanta consolazione si può immaginare. I fratelli ed amici e tutta la popolazione lo ricevettero colle più affettose accoglienze. Con tanta divozione celebrava la santa Messa, che molti esclamavano: Che bella Messa dice quel prete! - Alla sua partenza, pressoché tutti i Maleschesi vollero salutarlo; ed egli si mostrava pieno di gentilezza e affabilità con tutti. ritorno

 

(5) A questa solenne funzione intervenne il Sindaco protestante della Città, e tanto si compiacque, che disse di annoverare quella giornata fra le più belle di sua vita. - Siffatte funzioni non furono più viste dalla riforma di Enrico VIII.     ritorno

 

(6) Suo desiderio era di rivedere ancora una volta i suoi parenti, e l'amata popolazione di Malesco. Aveva fissato, se ancor in vita, di venire per la festa del centenario della Madonna di Re, che ricorre nel 1894, di cui era divotissimo. Raccolse una buona somma di sterline, e la mandò pel compimento dei lavori che si eseguiscono al Santuario, dei quali chiedeva sempre informazioni. ritorno

                      

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