APPUNTI  DI  ARALDICA  VIGEZZINA

di Lorenzo Caratti

( da RIVISTA ARALDICA, Rivista del Collegio Araldico, Fasc.781 - N. 8-9 agosto-settembre 1980)

(per gentile concessione di Roberto Colonnello Conte Ing. Bertini - Ufficio Araldico di Roma)

 

    La Valle Vigezzo é una delle più belle vallate della regione ossolana, della provincia di Novara (ora prov.Verbano Cusio Ossola, L.C.). Parte da Domodossola e dirigendosi con decisione verso est, alle spalle del lago Maggiore, raggiunge Locarno, in Svizzera, in poco meno di cinquanta chilometri. La parte italiana di questo tracciato (quella svizzera prende il nome di Centovalli) é la valle Vigezzo. Questa é costituita da una ridente vallata situata a 800 metri di altezza, che raggruppa un certo numero di  piccoli centri abitati - diventati oggi rinomate località di villeggiatura - che hanno alle loro spalle una loro storia antica e interessante, anche dal punto di vista araldico.

   La valle Vigezzo, che anticamente era inserita nei territori della antica Corte di Mattarella, subito dopo il mille era entrata a far parte dei territori soggetti al Vescovo di Novara. Dopo un breve periodo durante il quale era passata al Conte di Biandrate, il 19 agosto 1218 era entrata far parte dei territori soggetti al comune di Novara. Dopo circa 160 anni di questo governo, i vigezzini si sottomettono al Signore di Milano, con atto di dedizione del 19 marzo 1381.  Tranne brevi periodo intermedi, durante i quali il territorio viene occupato dagli Svizzeri (una prima volta, nel 1410 una seconda, per sei anni, dal 1417 al 1422) e dal Conte di Savoia Amedeo VIII (dal 1411 al 1417), la valle Vigezzo dopo altre numerose alterne vicende che la vedono, di volta in volta, soggetta alla Lega dei XII Cantoni e alla Francia, rimane in potere dei Signori di Milano (Visconti e Sforza) fino al novembre del 1525, anno in cui passa sotto il dominio dell'Imperatore Carlo V. Questi infeuda la terra vigezzina, in un primo tempo, al Marchese Gian Giacomo Medici (1529), poi al Conte Francesco Cavazza (1541) e successivamente alla famiglia Borromeo (1595) che la terrà come suo feudo fino al 24 settembre 1707, data in cui la valle Vigezzo entra a far parte delle terre soggette a Maria Teresa d'Austria. Ceduta dall'Imperatrice al Re di Sardegna Carlo Emanuele III il 13 settembre 1743, in seguito al trattato di Worms, la valle Vigezzo passa nel dicembre 1798 alla Francia, per ritornare finalmente il 20 maggio 1814 al Re di Sardegna Vittorio Emanuele I.

    Sullo sfondo di questi avvenimenti di più vasta portata si svolge contemporaneamente la storia locale dei vari borghi della valle; storia tutta incentrata attorno alle diverse "vicinanze", che altro non erano se non delle pubbliche assemblee costituite da determinati cittadini   - denominati "vicini" - durante le quali venivano prese, specialmente nei tempi più antichi, le più importanti decisioni di governo che riguardavano quelle collettività.

   Questa specie di oligarchia, col tempo, aveva comportato che il diritto di vicinanza venisse gelosamente conservato esclusivamente dai discendenti delle sole famiglie considerate  originariamente "vicine", e che molto raramente questo diritto venisse concesso ad estranei e se non in casi del tutto eccezionali.

   Questo stato di cose generava due diversi ordini di conseguenze: da un lato comportava che il governo delle diverse comunità della valle venisse a trovarsi sempre nelle mani delle stesse famiglie; dall'altro, aumentava enormemente, per un soggetto, l'importanza di appartenere ad una determinata famiglia, piuttosto che ad un'altra.

   Da questa situazione risulta quindi molto chiaramente quale fosse l'importanza dell'elemento famigliare, anche nel tessuto della storia politica locale di quella regione, specialmente nelle epoche a noi meno vicine.

   Dall'analisi della storia culturale di quella regione, emerge poi ancora una importante considerazione di carattere artistico: la provata esistenza, in quelle terre, fin dai secoli passati, di un rilevante numero di valenti pittori; tradizione, questa, ancora oggi confermata dalla esistenza in quella valle di numerosi artisti, che ha comportato alla valle Vigezzo l'appellativo di Valle dei pittori.

   Uno dei più interessanti risultati derivati direttamente dalle due diverse componenti storico-artistiche cui abbiamo fatto prima cenno (quella storica, concernente l'importanza dell'elemento famigliare in relazione al governo della comunità, e quella artistica, dello spiccato e diffuso senso artistico delle popolazioni di quella valle) é quello rappresentato dal notevolissimo numero di stemmi famigliari esistenti in questa valle; specialmente se rapportato al numero relativamente modesto delle famiglie che un tempo vi abitavano.

   Schienali di banchi di chiesa, pareti di cappelle di patronato, di oratori, facciate o pareti di cappelle campestri e mura di antiche case, risultano infatti assai spesso intagliati o affrescati con le riproduzioni di antichi stemmi di famiglia.

   L'elevato numero di questi stemmi, la ben delimitata zona dove questi si trovano in così gran copia riprodotti, e l'importanza storica di questa vallata, collocata proprio sul valico che dalla Svizzera penetra immediatamente sulla valle dell'Ossola, ci hanno indotto a pensare che non sarebbe stato forse inutile  per gli studiosi dell'araldica possedere una raccolta di stemmi delle famiglie di quella regione.

   Per questo motivo abbiamo raccolto la memoria di 34 stemmi relativi a 26 famiglie vigezzine, dei quali forniremo ora la descrizione in termini araldici.

    L'ordine con il quale gli stemmi sono stati elencati é quello alfabetico, relativo al cognome della rispettiva famiglia di appartenenza.

    Di questa, oltre al cognome ed allo stemma, verrà anche indicato il nome della località della sua più probabile origine o provenienza.

 

   ANDREOLI (S.Maria Maggiore) - Partito: nel 1° d'oro, all'aquila dell'Impero; nel 2° d'azzurro, allo scaglione di rosso, accompagnato in capo da due stelle d'oro di (?) raggi ed in punta ad un leone passante di nero. 

   BALCONI (Craveggia) - Interzato in fascia: nel 1° d'oro, all'aquila dell'Impero; nel 2° d'azzurro, al balcone aperto al naturale; nel 3° sbarrato d'argento e di rosso, di otto pezzi.

   BORGNIS (Craveggia) - Inquadrato di rosso e d'azzurro. Alias: Inquartato d'argento e di rosso. Alias: Inquartato di rosso e d'argento.

   CAVALLI (S.Maria Maggiore) - D'azzurro al cavallo corrente d'argento   

   CAVALLI  (Malesco) - Di rosso al cavallo corrente d'argento (aggiunto all'originale da L.C.)

   CIOLI (Craveggia) - D'azzurro, a tre stelle d'oro di (?) raggi ordinate in fascia e alla volpe rampante al naturale, in punta

   COTTINI (Craveggia) - Interzato in banda; nel 1° e nel 3° di azzurro, alla stella di cinque raggi d'argento; nel secondo d'argento

   DELL'ANGELO (Craveggia) - Di rosso, all'angelo vestito e alato d'argento, posto di fronte, sopra una palla d'azzurro alla fascia d'oro, accostata da due stelle di (?) raggi dello stesso. Cimiero: croce costantiniana col motto "In hoc signo vinces"

   DEL BRACCIO (Craveggia) - Troncato: nel 1° d'argento, al sinistrocherio vestito impugnante una chiave  e a tre stelle d'oro di cinque raggi, ordinate in fascia; nel 2° sbarrato d'argento e di rosso

   DEL CORNO (Cornelli)(Craveggia) - D'azzurro, al corno da caccia d'argento, imboccato e guarnito d'oro, legato di rosso

   FERINO (Craveggia) - Di rosso, al braccio armato di tutto punto, impugnante una doppia freccia d'argento, guarnita d'oro

   GARBAGNI (Craveggia) - Fasciato di rosso e di oro; al capo dell'Impero. Alias: Fasciato d'oro e di azzurro; al capo dell'Impero. Alias: Fasciato d'argento e di nero; al capo dell'Impero

   GENNARI (S. Maria Maggiore) - Troncato: nel 1° d'argento, all'aquila di nero, coronata dallo stesso; nel 2° interzato in mantello: nel 1° e nel 3° di verde, ad una stella di sei raggi d'oro; nel 2° d'argento

   GUBETTA (Craveggia) - Partito: nel 1° contropalato d'oro e di azzurro; nel 2° d'argento, alla torre di rosso merlata alla guelfa, sormonata da una stella d'azzurro, di sette raggi. Sul tutto, scaglionetto d'argento

   GUGLIELMI (Craveggia) - Troncato semipartito: nel 1° d'oro all'aquila dell'Impero; nel 2° (?); nel 3° d'azzurro, a tre fiori sgambati e fogliati al naturale

   LUPETTI (Prestinone) - D'azzurro alla croce latina d'oro movente dalla punta e al lupo rapace di nero, il tutto fra due stelle d'oro di (?) raggi; il capo d'argento, all'aquila spiegata di nero

   Alias: Di nero, alla croce latina e al lupo rapace d'argento, linguato di rosso, coronato di sei raggi d'oro; il capo d'argento,all'aquila spiegata di nero

   (de) MAGISTRIS (Toceno) - Interzato in fascia: nel 1° d'oro, all'aquila dell'Impero; nel 2* d'argento, ad una genziana lutea; nel 3° bandato d'argento e d'azzurro

   MARGARITIS (Craveggia) - D'azzurro, a tre fasce ondate di nero; al capo d'azzurro, carico di una trota natante coronata d'oro

   MELLERIO (Craveggia) - Interzato in fascia; nel 1° d'oro, all'aquila dell'Impero; nel 2° d'azzurro, al monte di cinque cime ordinate in fascia, di (?); nel 3° di rosso (alias d'argento), ad una mela al naturale.

Alias: interzato in fascia; nel 1° d'oro, all'aquila dell'Impero; nel 2° di (?), ad una mela al naturale; nel 3° d'azzurro, al monte di cinque cime ordinate in fascia di (?), sormontato da due stelle di cinque raggi d'oro

   PERETTI (S. Maria Maggiore) - Troncato; nel 1° d'oro, all'aquila dell'Impero; nel 2° interzato in mantello (nel 1° e nel 3° d'argento, alla torre merlata alla ghibellina al naturale; nel 2° di (?), a una pera di (?)

Alias: Di (?), a due leoni d'oro controrampanti tenenti un pero terrazzato di verde. Legenda: "Feriendo sanant"

   PILA (Craveggia): Interzato in fascia: nel 1° d'azzurro a due stelle d'oro di sei raggi ordinate in fascia; nel 2° d'oro; nel 3° d'azzurro, alla torre merlata alla guelfa al naturale, movente dalla punta, sormontata da un abete al naturale terrazzato di verde

   PONTI (S. Maria Maggiore): d'azzurro al ponte gradinato di argento, a tre archi, quello di mezzo più alto, con due leoni d'oro affrontati, ascendenti i gradini del ponte

   ROSSETTI (Craveggia): D'azzurro, al leone d'oro, lampassato di rosso,coronato del secondo, in atto di salire su di un monte a due cime di verde, movente dalla punta, con due stelle d'argento nel capo

   ROSSI (de Rubeis) (S. Maria Maggiore) - Troncato: nel 1° d'oro, all'aquila dell'Impero; nel 2° palato d'oro e di rosso

   RUGA (Craveggia): partito: nel 1° di rosso, al ramo d'edera di (?); nel 2° d'argento, al leone rampante d'azzurro

   (de) SIMONIS (S. Maria Maggiore): Troncato: nel 1° d'azzurro, a una croce d'argento e a quattro stelle di sei raggi dello stesso ordinate in fascia; nel 2° di rosso, al sole nascente d'oro fra due vette di (?).

 

   Ed ora qualche breve osservazione di carattere araldico.

   La prima osservazione che ci sembra doveroso mettere subito in evidenza, é quella relativa alla natura degli stemmi descritti: ad eccezione di rare esclusioni, quasi tutti gli stemmi ora descritti risultato essere stemmi di cittadinanza: ossia stemmi relativi a famiglie qualificate di distinta civiltà. La mancanza, di regola,  in questi stemmi, della corona, del cercine, degli svolazzi, ed al contrario la quasi costante presenza di elmi abbrunati, senza collana, con la visiera chiusa e adornati di piume dai colori dello scudo, ci rendono certi di questa nostra convinzione.

   La seconda convinzione riguarda il cosiddetto "capo dell'Impero" (descritto: d'oro, caricato dall'aquila bicipite spiegata di nero, membrata, imbeccata e coronata d'oro); pezza araldica particolarmente diffusa fra gli stemmi delle famiglie vigezzine, proporzionalmente assai più di quel  "settimo" di tutte le famiglie italiane, calcolato dal Crollalanza.

   Per quanto riguarda invece le partizioni e ripartizioni dello scudo dei diversi stemmi presi in esame, potremo notare come il troncato e l'interzato, nelle sue varie forme, sono risultati essere le più diffuse partizioni introdotte negli stemmi delle famiglie della valle Vigezzo.

   Prima di concludere, ancora una brece osservazione di carattere araldico: quasi un terzo delle armi prese in esame, possono essere qualificate come armi parlanti. possono infatti, riteniamo, considerarsi tali - ossia armi parlanti propriamente dette - le armi delle famiglie Balconi, Cavalli, Dell'angelo, Del Braccio, Del Corno, Lupetti, Mellerio, Peretti e Ponti.

   In conclusione, l'araldica vigezzina, per la particolare ricchezza delle sue testimonianze e per l'indubbia originalità artistica dei suoi stemmi, meriterebbe forse, a nostro avviso, una più attenta considerazione da parte degli studiosi della scienza araldica e la formazione e completo e sistematico stemmario di tutte le famiglie vigezzine.

   Questo nostro lavoro altro non é, quindi, se non un modestissimo contributo ad un'opera più generale, sistematica e completa, la cui realizzazione riteniamo sarebbe altamente auspicabile e che potrebbe forse colmare una lacuna araldica ancora esistente, relativa ad una regione che, se pur modesta per estensione, ha sempre posseduto, fin dall'antichità, una tradizione araldica particolarmente viva e feconda.

                                                                            Lorenzo Caratti

 

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