FAMIGLIA DE SIMONIS DI VALLARIO
La Casa de Simonis a Buttogno
La Famiglia de Simonis a Buttogno Interesse Storico: Costruzione
Interesse artistico:
Dettagli costruttivi e finiture
La Famiglia de Simonis a Buttogno
Il primo Simonis ad acquisire il vicinato di Buttogno con il pagamento di 450 lire imperiali, atto del 10.03.1628, è Bernardino de’ Simonis di Vallario (nato nella seconda metà del ‘500 e morto tra il 1628 e il 1631; sposato con Antonia Lureti di Prestinone; figlio di Giovanni Pietro, nato nella prima metà del ‘500, e nipote di Bernardino, nato alla fine del ‘400). Nonostante possedesse numerose proprietà a Buttogno (atti ASF del 10.06.1615, 28.05.1618, 13.01.1620, 06.03.1623. 06.05.1623, 19.05.1627, 26.06.1628, 27.07.1628) risiede a Santa Maria Maggiore nella grande casa a monte della zona ovest denominata Ca’ ad Simon ed è proprietario di quasi tutti i terreni all’intorno, compreso quello denominato il Chioso dove poi sorgerà la villa dei Ponti gioiellieri a Ginevra. La casa dei Simonis purtroppo ora è devastata ma ancora conserva al secondo piano un lungo balcone (settecentesco) con le iniziali B. d. S. (Bernardino de’ Simonis). In un documento del 10.10.1697 il nipote Bernardino figlio di (Gio) Giacomo Antonio risulta ancora residente a Santa Maria. Questo Bernardino viene costretto nel 1697 dal Tribunale a pagare 450 lire imperiali alla Comunità di Buttogno cifra dovuta per l’acquisizione del vicinato e che suo nonno non aveva pagato. I Simonis abitano stabilmente a Buttogno solo dal 1712 nella casa definita nei documenti successivi come casa vecchia detta patterna e stalla ivi poco distante e anche (forse) come casa con due giardini siti in detta terra di Buttogno chiamata la casa di sotto sotto le sue notorie coerenze (AFS 17.08.1770). Quella casa (da identificare) era probabilmente la sede della prima scuola di pittura (1650, Azari pag. 30). In quell’epoca i Simonis tenevano anche scuola di musica all’estero (Norsa pag. 248) in frequenti viaggi prevalentemente in Germania sulle sponde del Reno. Nella stesso anno in cui si trasferiscono a Buttogno il 30.10.1712 nasce Bernardino (notaio causidico a Milano e il 12.06.1738 notaio apostolico, +1751) figlio di Giovanni Battista (*1676circa +06.10.1715) e di Maria Elisabetta de’ Rubeis de’ Simonis (vedi più avanti). Il 21.04.1739 Bernardino compera la stalla alla piazza e il 19.10.1744 la casa detta il solaro (sotto la casa paterna). Moltissimi i terreni posseduti all’epoca dalla famiglia. Nel solo Butogno suo territorio in un elenco della seconda metà del ‘700 i terreni sono 88, dal più grande di 1.063 spaza (3.869 m2) al più piccolo di 59 spaza (215 m2). Altre centinaia i terreni e numerose le case nel territorio di Santa Maria. Il 07.11.1770 il figlio del notaio Bernardino e di Antonia Maria Borgnis, Giovanni Battista residente a Mannheim in Germania (*27.08.1742+24.09.1809) compera un’altra casa a Buttogno, la casa con portico. Giovanni Battista, nato il 27.8.1742, dalla metà degli anni ‘50 abita in Germania. La madre alla morte del marito notaio Bernardino lo manda dal fratello Borgnis Bolongaro banchiere a Francoforte. G.B. inizia con il fratello Raffaele (17..+17..) una attività che porterà avanti per oltre 43 anni, attività che all’inizio consisteva nel finanziare i lavori edili e artigianali delle famiglie nobili, che non potevano maneggiare il denaro. In sostanza anticipavano i soldi alle maestranze ed agli operai. Il denaro veniva restituito dai nobili, con un tasso annuo del 3%, quando questi potevano recuperare capitali dai proventi delle loro proprietà, con il raccolto del frumento o della vite. Esistono elenchi di notissime famiglie principesche e baronali che venivano finanziate con questo sistema (A.F.S.). In quell’epoca a Mannheim c’era moltissimo lavoro perché il principe elettore Carlo Teodoro aveva iniziato la costruzione del suo grande palazzo, della biblioteca, del teatro, della gipsoteca, ecc. Palazzo e teatro dove in quegli anni andranno Mozart e Voltaire, per non parlare di Casanova e di innumerevoli altri, soprattutto musicisti (Stamiz, Cannabich). Nel 1778 quando Carlo Teodoro viene eletto e si trasferisce con tutta la corte a Monaco di Baviera, G. B. continua la sua attività ma da allora finanzia prevalentemente le famiglie di italiani, in particolare vigezzini, che vorranno intraprendere attività artigianali o commerciali in Germania, anticipando loro il denaro, sempre con un tasso del 3%. G.B. si sposa con Antonia Maria Pila di Buttogno che muore dando alla luce una bambina, Margarethe, che vivrà sola con il padre a Mannheim fino alla rivoluzione. L’esercito rivoluzionario parte da Parigi per andare in Austria contro la sorella della regina Maria Antonietta, e si trova a passare proprio per Mannheim. G.B e Margarethe, si trasferiscono in valle Vigezzo, con un viaggio in qualche modo analogo e simmetrico a quello dei componenti della famiglia Mellerio che in fuga da Parigi attraversano d’inverno il Sempione pieno di neve. Dalla Germania la strada più utilizzata passa per Coira, percorre l’antichissima via Mala, per superare il San Bernardino sopra Bellinzona. In alcuni documenti si deduce con esattezza come veniva effettuato questo percorso, quali tratti a piedi, quali a cavallo o in carrozza (A.F.S.). Tornato definitivamente in patria muore il fratello prete Carlo Gerolamo e quindi G. B. decide di sistemare la casa con il piccolo campanile. Stabilito definitivamente in valle G.B. si risposa nel 1794 con Giustina Gennari di Santa Maria Maggiore, vedova Rassiga. Nel contratto di matrimonio Maria Giustina, che non si fidava del clima di Buttogno, pretenderà l’allestimento completo di due case, una a Santa Maria e l’altra a Buttogno, in modo da potersi trasferire in qualunque momento da una all’altra a seconda delle sue preferenze (A.F.S.). Non si sposterà più da Buttogno. L’attività finanziaria in Germania non cessa, e per quasi tutto l’800 la famiglia riceverà gli interessi (aumentati al 4%) di finanziamenti in attività commerciali, soprattutto ad Ansbach, dove si trasferisce in primo luogo il cugino Pietro Antonio Simonis che sposa la figlia di primo letto di Giustina Gennari. Questo ramo della famiglia Simonis si diffonde moltissimo in Germania, e lungo la linea del Reno fino in Olanda. Un Simonis va anche a Vienna. G.B. e Giustina hanno cinque figli, la cui storia affascinante verrà raccontata più avanti.
La casa de Simonis a Buttogno
Interesse
storico
Costruzione
La costruzione, nelle dimensioni attuali, è probabilmente successiva al 1513,
quando dopo la peste la popolazione abbandonò la vicinanza di Mazzano,
localizzata in un avvallamento del terreno (nel 1931 secondo Giovanni De
Maurizi, esistevano ancora pochi ruderi
isolati) e quella di Maggioni, che pare fosse costituita da un solo
edificio. Da allora si sviluppò solo la vicinanza di Buttogno, in una zona più
aperta e ventilata. Vicino alla casa esisteva l’oratorio di San Lorenzo,
citato in un documento del 1421 come ampio
e meritevole di consecrazione. Da lavori di restauro eseguiti a partire dal
18.09.2000 risulta che la costruzione dei muri è omogeneamente realizzata con
pietre irregolari e di dimensioni variabili. Dal momento che in genere fino al
‘400 le costruzioni erano più piccole, i muri realizzati con pietre
squadrate, almeno nei cantonali, e i voltini delle porte con forme megalitiche o
ad arco, la costruzione probabilmente non è precedente al ‘500. L’edificio
nel ‘500 e nel ‘600 si presenta come una piccola fortezza (vedi disegni),
con poche e piccole finestre protette de inferriate a museruola (tracce su
spalle di pietra della finestra centrale primo piano). All’interno soffitti
con travi a vista e muri (sala al piano terreno) rivestiti con intonaco detto
“marmorino”, un misto di calce con polvere di marmo. Struttura rigorosamente
semplice ed aspetto austero sia all’interno che all’esterno. Nel ‘600 il
marmorino interno viene ricoperto da un spesso strato di calce (2-3 cm) e i muri
(sala al piano terreno) dipinti con decorazioni a fasce con un disegno
spirale (vedi disegno) e toni di colore caldi (ocra in varie tonalità).
Le pareti della scala sono ancora a marmorino, come le camere al primo piano, in
una tonalità calda ma più luminosa e chiara. Molto scuro invece l’intonaco
dell’ingresso. La cucina ha le travi a vista orientate come quelle del
soggiorno (parallele alla facciata principale). Attrezzata con il grande camino
e lateralmente un fornello di laugera (pietra ollare) aveva sulla destra un vano
con lavandino, con scarico diretto all’esterno, e di fianco al camino una
piccola stua con una sola finestra
quadrata.
Passaggi di proprietà
La
casa è citata nel documento n 223 dell’Archivio Storico di Pallanza (ASP),
rogato dal notaio Francesco Mellerio di Buttogno il 2 aprile 1694, come proprietà
di Gio Pietro e Gio Battista fratelli Giacomale. La famiglia Giacomale aveva
tempo prima acquisito la casa da un certo Taninetto (in terra Buttonij ubi dicitur alla Piazza et appellat la casa nova de
Taninetti). La citazione come “casa nova” nel 1694 non significa che la
costruzione fosse recente, infatti tale denominazione verrà utilizzata nei
documenti anche per molti decenni
successivi (“casa nova de Giacomali”).
Il 18 maggio 1712 Maria Elisabetta de Rubeis de Simonis acquista la casa da Gio Pietro Giacomale per 400 lire imperiali con atto rogato dal notaio Carlo Giuseppe de Rubeis (AFS).
Da
allora la casa è di proprietà della famiglia Simonis.
Nel 1722 la casa è indicata sulla mappa teresiana nella zona indicata con “caseggiato e orti”.
Il 21 aprile 1739 con atto rogato dal notaio Gio Galeazzo de Rubeis senior (ASP), il notaio Bernardino de Simonis acquista la “stalla” attualmente al mappale n 15 che viene a far parte integrante del complesso residenziale, secondo la tipica organizzazione della “dimora alpina”.
Modifiche
interne ed esterne
La
casa ed i suoi annessi dal 1712 fino ad oggi, vengono ripetutamente citati in
vari documenti: registri battesimi, matrimoni, morti (archivio parrocchiale di
Santa Maria Maggiore, APS), note dei fuochi, testamenti, lettere (AFS). Il
complesso di questi documenti, alcune centinaia, consente di controllare tutte
le fasi di “vita” della casa: il numero delle persone che la abitavano quasi
anno per anno, le attività professionali esercitate, le risorse disponibili
(masserie, terreni, vacche, cavalli), i mobili, i quadri, le suppellettili,
nonchè le trasformazioni edilizie che ha subito. Di tutti i documenti
particolarmente significativi ai fini di questa relazione sono quelli
riguardanti Don Carlo Gerolamo de Simonis nato il 22.12.1735 che dal 1781
diviene cappellano di Buttogno ed utilizza la casa anche per attività didattica
civile e religiosa e costruisce il piccolo campanile sul colmo del tetto a nord
est. Alla sua morte (1794) il fratello Giovanni Battista nato il 27.8.1742 e che
fin dalla metà degli anni ‘50 abitava in Germania, torna definitivamente in
patria, costretto dalla guerra seguita alla rivoluzione francese. L’esercito
rivoluzionario aveva cominciato la sua penetrazione in Germania assediando
proprio la città dove risiedeva: Mannheim. Nel 1794 inizia lavori di
sistemazione, accuratamente documentati con tutti i contratti con muratori,
scalpellini, falegnami, vetrai e ogni altro fornitore (AFS). Le opere realizzate
non modificano la struttura della casa ma ne ingentiliscono l’aspetto, con
l’aggiunta di finestre
e di tre balconcini.
L’interesse
storico della casa sta anche nella eccezionale concomitanza della disponibilità
di documenti, sopravvissuti per tre secoli ad innumerevoli avvenimenti, tra cui
due gravi furti, e della conservazione delle strutture e delle finiture
dell’edificio. Si tratta di un caso quasi unico, nel suo contesto territoriale
e per il tipo di edilizia, detta “minore” perché non progettata da un
architetto famoso, ma che rappresenta, anche per questo, una importante
testimonianza della coerenza e della qualità del modo di costruire della dimora
alpina nei secoli passati (pagine 10, 12 e bibliografia).
Interesse
artistico
Tecnica
costruttiva
Le caratteristiche dell’edificio sono documentate negli allegati: disegni,
fotografie, estratti da pubblicazioni.
La prima caratteristica che è necessario mettere in risalto è la semplicità,
o meglio la linearità, dello schema distributivo strutturale. Lo schema
rappresenta modalità e tecniche
costruttive tipiche della zona (in particolare la valle Vigezzo, ma con
riferimenti estesi al contesto ossolano ed a tutto il settore alpino della casa
di pietra, cioè quello di influenza latina) e le interpreta in modo rigoroso ed
accurato (pagina 9). Il rapporto tra larghezza, lunghezza e altezza dei locali,
le dimensioni delle finestre e delle porte, l’insieme della facciata quasi
perfettamente inscritta in un quadrato: c’è molta sapienza nell’uso di
questi elementi architettonici. La sapienza di chi ha costruito per secoli
elaborando ed approfondendo schemi consentiti dalle consuetudini e dalle
tecnologie della zona.
La
costruzione del muro di pietra è attuata con le modalità delle pietre
selezionate, e non con le pietre lavorate. I voltini delle porte e delle
finestre sono costruiti con un arco di scarico in lastre di pietra a coltello, e
non con grandi blocchi triangolari come nelle epoche del medioevo alpino. Pur
tenendo conto delle modifiche del 1794, queste caratteristiche fanno ritenere
che la costruzione sia stata realizzata non prima della seconda metà del
cinquecento, probabilmente alla fine o nei primi anni del seicento. Questo fatto
è confermato anche dalla concomitanza storica della ricostruzione dei vecchi
nuclei di Maggioni e Mazzano, che erano situati più a monte, nel nuovo nucleo
di Buttogno dopo la peste del 1513 (vedi sopra).
Dettagli
costruttivi e finiture
Alcuni
dettagli, come le gronde, le mensole per i canali, il grande camino
“abitabile” (caratteristico della valle Vigezzo e di alcune valli ossolane,
pagina 22), il pavimento della cucina e dell’ingresso e i gradini della scala
risalgono all’originaria costruzione della casa. Gli altri dettagli di pietra,
voltini, davanzali, spalle e balconi sono in buona parte del ‘700 (pagine
12-16 e 25).
Rilevanti
le decorazioni pittoriche sulle murature esterne, che riprendono motivi tipici
di tutta l’architettura alpina (pagine 12-16). Tali decorazioni erano
diffusissime anche in valle Vigezzo, nelle forme di “collarino”,
“graffito” e “dipinto”, e solo negli ultimi decenni sono state via via
ricoperte. Anche per questo la casa rappresenta una testimonianza eccezionale,
da confrontare con gli splendidi esempi esistenti nel settore germanico delle
Alpi, ma originariamente diffusi anche in Italia, anzi provenienti proprio dal
settore latino (pagina 27: intervento al convegno di Varenna sulla “Dimora
alpina” il 4.6.95, in corso di pubblicazione).
All’interno le decorazioni riguardano alcuni soffitti, in particolare quello del soggiorno (pagina 22), il cielo dipinto sul soffitto di alcuni locali e le pareti della scala (pagina 18).
Porte,
finestre, ante-scuri, pavimenti, sono originali e ben conservati (tranne qualche
pavimento di legno a cui ne è stato sovrapposto un altro, ma probabilmente
sotto c’è ancora l’originale).
Altre
osservazioni dettagliate, per maggior chiarezza e leggibilità, sono state poste
direttamente come didascalie alle foto (pagine 13-24).
Giardin
Di notevole interesse il giardino (pagine 7 e 17), sistemato nel 1794 con modalità tipiche del giardino all’italiana, nella forma delle aiuole, nell’uso delle essenze, dalle geometriche siepi di bosso alla prospettiva del vialetto centrale verso il trompe l’oeil della nicchia, con i soldati dipinti che giocano a carte (pagina 17). “Dal primo piano del giardino, a livello della base della casa, si scende ad un secondo, poi via via in una successione di prati sempre più ampi che degradano, fino ad aprirsi proprio nel punto più ampio della valle ...” (pagina 8). Anche il giardino costituisce una testimonianza eccezionale, messa in risalto dalle perfette condizioni in cui è stato mantenuto, della volontà e della capacità dell’epoca di coordinare armonicamente gli spazi interni con gli spazi esterni.
Top Testo di Giovanni Simonis arch.